Erika Rigamonti 
 

Biografia

La nascita

Sono nata a Parma nell’ormai, ahimè, lontano 1971, alle 11,30 del 9 giugno. Le cronache familiari narrano che faticai non poco per poter sgranare, finalmente, gli occhioni sul mondo. La conseguenza diretta è che io sono una gemelli ascendente leone e, dopo un accurato bilancio esistenziale, un fantastico cocktail per ficcarmi irrimediabilmente nei guai.

Dove vivo

Dal 1997 vivo a Milano. Beh in realtà, non è proprio esatto, partita dalla città natia mi sono diretta in Brianza nel ridente paesino di Usmate Velate ove ho scoperto che non c’era proprio niente da ridere. Sei lunghissimi mesi di solitudine, poi finalmente le luci della città, Milano, e sono rinata.

Come mi mantengo

Sono un buyer, ossia compro servizi. Anche qui però vorrei essere precisa: cameriera, commessa, hostess, tirocinante in uno studio legale, assicuratrice, insegnante di diritto, sono state le mie iniziative professionali parmigiane durante gli anni di università e subito dopo gli studi.

 

Qualcosa di più

La Susso

E’ vero, sono stata battezzata con il nome di Erika Maria Letizia, ma per tutti sono La Susso. Avere un alter ego è favoloso; ogni volta che mi sveglio nel classico day after, ho sempre lei su cui scaraventare tutte le colpe, ripulirmi la coscienza e sentirmi immancabilmente meglio.

Cosa mi piace

Vediamo un po’: mi piacciono le scarpe con i tacchi alti, il vino rosso, la carne al sangue, il cioccolato fondente, i cappelletti della nonna, la grappa, casa mia. Adoro il mare e i suoi abissi. Sono una subacquea, appena posso scendo laggiù, in quel silenzio di luce liquida che mi avvolge come un abbraccio e nel quale fluttuo dimentica della terra.

Uomini…Parliamone!

Mettiamola così, se dobbiamo parlarne è meglio coinvolgere fin d’ora La Susso. E’ lei che gestisce la questione, anche se dire “gestisce” mi sembra un’affermazione un po’ forte. Per riassumere in poche parole questo spinoso, irrisolto e forse irrisolvibile problema ti pongo questa domanda: “Per sedurre un uomo dobbiamo essere delle geishe del nuovo millennio, delle badanti o possiamo sperare di essere noi stesse?” Parliamone…!

Se potessi cambiare qualcosa di me

Inutile che giri tanto intorno al palo come una ballerina di lap dance, se il genio della lampada mi si materializzasse davanti e me lo chiedesse, non avrei dubbi: vorrei essere più alta. Insomma sono 1,58, da ragazzina ( l’altro ieri) mentivo, dicendo 1,60, poi mi sono resa conto che mi comportavo da idiota. Quanto vorrei essere alta? Facile, 1,68 e tutta stacco di cosce!

La persona che mi fece iniziare a scrivere

La mia insegnante di italiano Leide Maio Chiari (poetessa). Le cose andarono così: avevo 12 anni ed ero assolutamente insopportabile. Quando proprio non ne poteva più mi spediva fuori dalla classe, dicendomi: “Vai in chiesa e torna solo quando hai scritto una poesia.” (ero dalle suore) Io andavo e scrivevo. Lei leggeva e inviava ai concorsi. Fu così che per la prima volta vidi pubblicato qualcosa di mio e vinsi il primo premio letterario (Dante Alighieri - Parma ). Il giorno in cui dovevo ritirarlo, però, mi ammalai. Al mio posto andò mia sorella.

Il segno del destino

Esistono davvero i segni del destino? Credo di si. Cosa è accaduto? Nell’ottobre del 2004 ho ricevuto una e-mail che mi comunicava la vittoria di un racconto ( In un giorno qualunque) inviato a un concorso nel maggio precedente. Me ne ero scordata. A gennaio avevo tra le mani il libro con l’unico racconto che avessi mai mandato a un editore. Ho quindi deciso di riesumare “ Guardami” dal cassetto in cui giaceva dalla fine del 2002 e l’ho spedito a quello che sarebbe diventato il mio nuovo editore.

Un luogo del cuore

Per ciascuno di noi, da qualche parte, esiste un pezzetto di terra, un angolo di strada pensando al quale il cuore si rasserena. Un posto dove l'ansia trova finalmente pace e i sensi rivivono la semplicità di un amore perduto. Un luogo in cui la lingua è quella della propria infanzia, in cui le nuvole tornano ad essere zucchero filato, in cui si fa pace con il proprio passato e le paure, coltivate nell'orto della propria vita, vengono estirpate. Per me quel luogo è la Maison de la Joie in Africa Occidentale (Benin).